Deriva Traversa



concept by Dewey Dell & A Dead Forest Index
choreography and with: Teodora Castellucci
choral composition, voices: Adam and Sam Sherry / A Dead Forest Index
sound: Demetrio Castellucci
assistant to choreography: Agata Castellucci
dramaturgy: Vito Matera
realization of costumes: Guoda Jaruševiciute
production: Dewey Dell 2017
co-productions: Societas, progetto MUSE/ compagnia B
in collaboration with: Festival Danza Urbana, Festival Città delle Cento Scale

duration: 30 min

** english version following

La solitudine e la fatica del pastore sono aspetti costituenti del suo mestiere.
La solitudine permette un’immersione interiore totale, un lieve allontanamento dal visibile. I suoni udibili si assorbono in un nuovo silenzio, i pensieri si formano in modo assoluto. Gli animali da custodire diventano l’unica possibilita? di astrazione dal se?, di cura o di affetto. Quando i pastori cantano, per intonarsi imitano il vento o il belato della pecora o della mucca. Il cantu a tenores sardo, nato dai pastori - si pensa in tempo nuragico - imita proprio questi elementi.
Attraverso la poesia cantata i pastori trasmettono una storia passata, tramandano la cultura in modo orale generazione dopo generazione.
Quando le muse si impossessavano dei poeti, aiutandoli a indagare le origini del mondo in una sorta di delirio, facevano incominciare i loro prologhi dalla genesi degli dei e dalla nascita dell’umanita?. La risalita lungo il tempo pero? non abbandona la realta? attuale, si distacca solo dal mondo visibile, nuovamente. La storia che cantano i pastori poeti si potrebbe intendere come un tentativo di decifrazione dell’invisibile, che avviene attraverso una discesa nel se?, una geografia del soprannaturale.

The solitude of the shepherds is a constituent aspect of their work. Solitude allows a profound immersion into the self, a delicate movement away from the visible. Sounds become absorbed into the silence, thoughts swell freely inside the mind. The animals being guarded are the only possibility to abstract yourself, to address your attention to. When shepherds sing they use the wind, the bleating of the sheep or the bellow of the cow to tune themselves. The Sardinian Cantu a Tenores - believed to be created by shepherds during the Nuragic age - has been imitating these very elements.
Through singing poetry, the shepherds pass down history orally, generation after generation.
When the muses took possession of the poets, helping them to inspect the origins of the world, they began their prologues with the genesis of gods and the human birth. The resurgence of time though, does not forget the actual reality, it just moves away from the visible world again. The story that the shepherds sing could be interpreted as an attempt to decipher the invisible, possible only through a descent into the self, a geography of the supernatural.